I Dodici Principi dell’Editing Moderno

In questo articolo espongo i concetti principali presenti in Self Editing For Fiction Writers – How to edit yoursel into print, di Renni Browne (ex senior editor della Williman Morrot e fondatore della The Editoroial Department – un impresa che si occupa solo di editing, www.editorialdepartment.com – e Dave King, edtior a Writer’s Digest e indipenendento – www.davekingedits.com

La mia opinione personale è che il self-editing sia una soluzione da utilizzare nel caso non si disponesse di fondi sufficienti per pagare un editor professionista (e che lavora bene) e dopo aver fatto leggere il proprio testo ai dei beta-reader. Per la mia (positiva) esperienza con editor, mi sono accorto che i principi espressi divinamente nel libro non bastano per fare un editing di qualità.

Bene ora possiamo partire con i principi fondamentali di editing. Prima di proseguire ricordo che gli stessi autori parlano di principi di editing e non di leggi dell’editing.  Chi acquisterà il libro potrà notare come gli autori suggeriscano una certa flessibilità nell’applicare i principi. Questo va sottolineato in quanto sul web spesso si assiste ad un fenomeno opposto, ovvero una rigidità assoluta. Come spiegato nella prefazione del libro, una rigidità assoluta nell’applicare i principi di editing porta a rovinare il romanzo.

SHOW AND TELL

(Attenzione, il titolo non è scritto sbagliato. Gli autori parlano di Show and Tell, non di Show don’t Tell)

Gli autori parlano di Show and Tell in quanto suggeriscono che un romanzo debba avere un certo bilanciato tra parte narrata (in particolari le sintesi narrative) e parte mostrata. Con sintesi narrativa s’intendendo le parti del tipo “Camminarono per dieci giorni, superando diverse città, prima di giungere alla foce del fiume…”

Il criterio minimo è quello di mostrare tutti i punti chiave del libro (personalità protagonisti, scene principali del libro), il resto può essere narrato.

Lo Show and Tell  è il criterio a cui gira attorno tutto l’editing moderno. Tutti gli altri sono come un derivato

Gli autori propongono una interessante check list per decidere cosa e dove mostrare.

  1. Con quale frequenza usi le parti narrative? Ci sono lunghi passaggi in cui non accade nulla in tempo reale? Gli eventi principali sono sintetizzati o si svolgono per scene?
  2. Se hai troppe sintesi narrative, quali sezioni che vuoi convertire in scene? Qualunque sintesi narrativa che coinvolge personaggi principali, potrebbe trasformarsi in una scena per rimpolpare le loro personalità.
  3. La sintesi narrativa coinvolge importanti colpi di scena, o soprese? (Es: Camminarono per dieci giorni, superando diverse città, prima di giungere alla foce del fiume dove furono attaccati dai banditi. Se questo passaggio è un colpo di scena importante allora è meglio scrivere Jhon sentì qualcosa muoversi tra le piante. Un colpo di fucile fece imbizzarrire il suo cavallo…)
  4. Le sintesi narrative sono invece utili per inserire uno stacco tra una scena e l’altra per permettere al lettore di respirare.
  5. Stai descrivendo i sentimenti dei tuoi personaggi? Hai molte scene in chi dici che i personaggi sono arrabbiati, irritati, cupi, ironici, eccitati, contenti, euforici? In questo caso esiste la possibilità di mostrare i loro sentimenti.

CARATTERIZZAZIONE ED ESPOSIZIONE

Il modo d’esporre i personaggi è figlio del concetto dello Show and Tell con una particolare in più: il carattere del personaggio non deve venire fuori in una sola volta.  (in questo caso ci ricolleghiamo al narrative summary. – del tipo ecco come non presentare il proprio protagonista:  Marco aveva un carattere scorbutico, ma quando si trattava di donne era un genio. Amava il whiskey e il gioco d’azzardo con cui arrotondava il suo suntuoso stipendio di responsabile marketing alla S.G.G. – società quotata alla borsa di New Yotk)

La checklist pratica aiuta a capire meglio. A fine checklist proporrò due romanzi opposti che applicano questi conetti (se non volete acquistarli, potete leggere le anteprime su Amazon):

  1. Osserva una scena o un capitolo che introduce uno o più personaggi. Quanto tempo passi a descrivere il carattere dei nuovi personaggi? Ci sono delle caratteristiche che poi emergeranno nei dialoghi?
  2. Per quanto riguarda il loro passato, quanto ne compare nel testo? Esistono dettagli del passato che possono essere eliminati?
  3. Quali informazioni dei personaggi (personalità, passato, aspetto fisico) ha bisogno il lettore per capire la storia? A quale punto della storia queste informazioni devono emergere?
  4. Come veicoli queste informazioni ai lettori? Avvengono in una sola volta o sono diluite? Se l’esposizione avviene attraverso i dialoghi, questi ultimi sono realistici? “Avverrebbero” anche se non ci fossero i lettori? In altre parole, il dialogo esiste solo per trasmettere informazioni?

Due autori, completamente opposti, che si possono prendere come esempio sono Martin (Cronache del Ghiaccio e del Fuoco) ed Erikson (Malazan dei Caduti). Il primo è un maestro nell’approfondimento dei personaggi, il secondo tende approfondirli poco. Eppure, in entrambi, ritroviamo applicati questi meccanismi che valgono sia per i character driven che per i plot driven.

PUNTO DI VISTA

Il punto di vista è fondamentale per trasmettere senso di intimità o distanza, comunicare la personalità del personaggio, donare varietà alla narrazione.

Attraverso la solita checklist vedremo i punti fondamentali da considerare.

  1. Quale punto di vista stai usando e perché? Se vuoi trasmettere un senso d’intimità con il personaggio, stai usando la prima persona? Se invece vuoi mettere una certa distanza, stai usando la terza?
  2. Ti muovi da una testa all’altra dei tuoi personaggi? Se lo stai facendo, perché? La storia guadagna muovendosi da una testa all’altra o è meglio stare in un singolo punto di vista? Usi un metodo per interrompere le scene quando passi da un punto di vista all’altro (quando questo è possibile)?
  3. Dai un’occhiata al tuo linguaggio: è giusto per il punto di vista del tuo personaggio?
  4. Guarda le descrizioni: può dire, dal punto di vista del personaggio, come si sentirebbe?

PROPORZIONE

Con proporzione si intende la cosa più semplice. Da cosa mettiamo nelle descrizioni, alle sotto-trame, ai personaggi che compaiono. Tutto deve avere un certo calibro. Questo conetto, che può sembrare confusionario, si chiarisce se osserviamo la checklist.

  1. Osserva le tue descrizioni. Ci sono dettagli che fornisce che uno dei personaggi, dal suo punto di vista, potrebbe notare?
  2. Rileggi le prime cinquanta pagina, facendo attenzione ai fattori su cui spendo il tuo tempo. Ci sono personaggi che svilupperai alla fine? Ci sono luoghi che si svilupperanno poi? C’è qualche personaggio che svolgerà un ruolo fondamentale alla fine?
  3. Ci sono tangenti (descrizioni o sottotrame – che non fanno avanzare la trama. Se sì, sono necessarie? Se non ne hai nessuna, puoi aggiungerne qualcuna?
  4. Stai scrivendo qualcosa che comporta i tuoi hobby e interessi specifici? Se è così, riguarda attentamente questo tempo passi parlando di loro.

DIALOGHI

Questa sezione analizza il meccanismo dei dialoghi, non la sua veridicità. Nella checklist sono indicate le domande che bisogna porsi quando si vuole vedere se il meccanismo funziona

  1. Primo, guarda ogni dialogo che fornisce spiegazioni e segnati ogni posto ed emozione menzionati al di fuori del dialogo. Ci sono molte possibilità che molto di quello che hai sottolineato siano spiegazioni o qualcosa di simile
  2. Togli le spiegazioni e vedi come si legge il dialogo, è meglio o peggio? Se è peggio allora bisogna riscrivere il dialogo.
  3. Evidenziare gli avverbi. Quanti ce ne sono? Quanti di loro sono basati su aggettivi che descrivono emozioni (istericamente, rabbiosamente, gentilmente etc…)? Probabilmente si può fare a meno di molti di loro, ma non vanno tolti tutti.
  4. Il punto 4 non è stato riportato perché troppo legato al mondo anglosassone. Sintetizzando, gli editor US vogliono solo il verbo disse preceduto dal nome. In italiano questo concetto è inapplicabile. In molte traduzioni, così come in romanzi editati, abbiamo il verbo rispondere (sconsigliato in US) e altre forme che sono tipiche della nostra lingua.
  5. Ti sei riferito ad uno stesso personaggio con nomi diversi nella stessa scena? (In questo caso bisogna verificare se la cosa crea confusione)

VEDI COME SUONA

Anche questo punto è dedicato ai dialoghi e riguarda un aspetto semplice: rileggere (o utilizzare il sintetizzatore vocale) per sentire come il dialogo funziona.

  1. Per prima cosa, leggi la narrazione ad alta voce. Mentre leggi, fai attenzioni ai passaggi in cui vorresti cambiare le parole. Cedi a questa tentazione e correggi.
  2. Quanto sono fluidi e raffinati i dialoghi? E’ possibile usare più espressione popolari e contrazioni di parole? Il tuo dialogo è rigido ed in realtà è solo un’esposizione camuffata?
  3. I personaggi che parlano si conoscono (e capiscono) bene? Ogni tanto interpretano male le frasi?
  4. Stai usando molte espressioni in dialetto? Se il dialogo fosse scritto in maniera normale, si leggerebbe come il dialetto?

MONOLOGHI INTERNI

Secondo gli autori i monologhi interni devo seguire i criteri che abbiamo descritto finora, incluso quella proporzione (troppi passai in monologo interiore appesantiscono.)

  1. Quanti sono e quanto sono lunghi i monologhi interiori? Si può sottolineare ogni passaggio che avviene nella testa di ognuno. Se questi passaggi sembrano troppi, vedere se il monologo è in realtà una descrizione oppure un dialogo.
  2. Stai usando il monologo interiore per dire cose che possono essere raccontate? I passaggi più lunghi possono essere trasformati in scene?
  3. Che tipo di meccanismo stai usando per evidenziare il dialogo interiore? Per esempio, usi il corsivo e la prima persona per evidenziare il monologo quando la narrazione è in terza persona?  Se è così, stai utilizzando un punto di vista “distante”? In altre parole, il monologo rispecchia la tua distanza narrativa?

EASY BEATS

Questo termine è meglio spiegarlo che tradurlo. Con Beats si intendono tutte le azioni che compaiono in una scena, come ad esempio il personaggio che guarda verso una finestra. Di solito coinvolgono gesti, sebbene brevi monologhi interiori ricadono nella categoria. I beats hanno diversi scopi, come variare il ritmo di un dialogo. Se inserito troppo spesso, rovinano il dialogo.

  1. Quanti beats ci sono, quanto spesso interrompono il dialogo?
  2. Cosa stanno descrivendo? Azioni famigliari di ogni giorno come chiamare qualcuno al telefono o acquistare dei prodotti al supermercato?
  3. I tuoi personaggi ripetono spesso azioni normali (guardare la finestra, accendersi le sigarette?)
  4. I beats aiutano a comprendere i personaggi? Sono azioni comuni o compaiono solo in certe circostanze?
  5. Il ritmo dei beats si adattano ai dialoghi? Leggere ad alta voce il testo per scoprirlo.

INTERROMPERE è UNA COSA FACILE

  1. Sfoglia il manoscritto senza nemmeno leggerlo e notate gli spazi bianchi. Ci sono paragrafi che vanno avanti quanto la lunghezza della pagina? Molti paragrafi superano la mezza pagina? Se una delle scene sembra essere troppo lunga, prova ad utilizzare più paragrafi.
  2. Hai scene con paragrafi molto corti? L’obiettivo è quello di creare un giusto equilibrio, vedere se si possono aggiungere dialoghi.

UNA VOLTA è ABBASTANZA

Secondo gli autori, è necessario fare attenzione alle ripetizioni anche su piccola scala, considerando anche le ripetizioni di parole in cui non viene utilizzato il senso originale della parola.

  • Rileggi il tuo manoscritto, tenendo a mento cosa vuoi fare con ogni paragrafo – quale caratteristiche del personaggio vuoi evidenziare, che genere d’ambiente vuoi creare. In quanti modi differenti stai cercando di raggiungere questo scopo?
  • Se c’è n’è più di uno, rileggere il passaggio senza il modo più “debole” e vedere se il paragrafo rende lo stesso.
  • Ed a livello di capitolo? Hai più di un capitolo che dice la stessa cosa?
  • Ci sono alcuni effetti stilistici e trucchi della trama a cui sei particolarmente affezionato? Quanto spesso li usi?
  • I tuoi villains sono malvagi in diversi modi? Gli stai dando delle caratteristiche che permettono al lettore di identificarli?
  • Infine, dai un’occhiata alle parole ripetute involontariamente.

SOFISTICATEZZA

Con questo termine i due autori intendo quanto un romanzo risulta “difficile” da leggere. Non si riferiscono alla trama, ma all’uso di espedienti che rendono difficile il libro da leggere.

  1. Quanti avverbi sono presenti nel testo? È meglio sottolinearli. Vanno tenuto solo quelli che contano veramente
  2. Ci sono molte frasi brevi, sia all’interno dei dialoghi che nelle descrizioni? Cerca di unirle con delle virogle.
  3. C’è molto corsivo? (secondo diversi studi il corsivo è difficile per l’occhio umano, per questo gli autori consigliano brevi parti in corsivo). Ci sono molti punti esclamativi?
  4. Quante scene di sesso sono lasciate all’immaginazione del lettore?
  5. Ci sono molte volgarità o oscenità?

VOCE

Qui gli autori si riferiscono alla voce narrativa.

Traduzione letterale dal libro – Realisticamente, non possiamo davvero trovare un elenco di cose da fare per migliorare la tua voce, non ci sono regole per farla diventare un individuale. E il miglior esercizio per sviluppare la tua voce è lavorare sul tuo manoscritto. Quindi vai e buona fortuna.

10 risposte a "I Dodici Principi dell’Editing Moderno"

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