Potere divora Potere – Parte 3 – The Night of Werevolves

Link alle parti: Parte 1, Parte 2

Cephalas era paralizzato. Avrebbe voluto tremare, se solo il terrore non avesse ghiacciato i suoi nervi. Stava steso nel letto, gli occhi angosciati rivolti verso la finestra. Il secondo ululato quasi lo uccise, urinò nel materasso. Avrebbe dovuto fare l’uomo, tranquillizzare Herena che tremava accanto a lui, ma non riusciva a muovere un muscolo.

L’inferno era sceso sulla terra, ecco cosa stava succedendo, e lui non poteva farci nulla. Doveva solo pregare il Mysterium che lo salvasse, ma le parole gli si strozzavano in gola. Era a letto con una prostituta di cui s’era pure innamorato. La disperazione lo colse, il Mysterium non avrebbe mai salvato un peccatore come lui. Sentiva l’odore di bruciato, delle fiamme gettavano luce attraverso la finestra senza tende

Riuscì a voltare la testa verso Herena. Il suo corpo sensuale non riusciva ad eccitarlo, così come i capezzoli turgidi dal terrore. Quella non era la sua Herena, si trattava solo d’una maschera deformata dall’angoscia. D’improvviso, sentì una strana forza, qualcosa di malsano che lo attirava verso la porta.

“Vado” disse alzandosi, Herena lo fissava come se fosse pazzo.

L’ululato risuonò ancora. Dalla finestra vide un licantropo che mostrava le fauci semiaperte. Le zanne erano arrossate dal sangue, sulla lingua si vedevano i resti di un intestino maciullato.

Cephalas si avvicinò alla porta, il respiro spezzato. Non comprendeva neppure cosa gli stesse accadendo. Sentiva la presenza del licantropo, il suo fiato iniettato di sangue che aspirava in continuazione. Forse era già dannato, doveva solo prepararsi all’inferno. Udì un boato, seguito da tegole che cadevano per terra. Si mosse verso la finestra: le fiamme avevano inglobato la casa dirimpettaia.

Sono pazzo, ma cosa sto facendo. Tanto ormai l’inferno mi ha preso.

Il licantropo voltò lentamente il capo, puntando gli occhi giallo fluorescenti nei suoi. Cephalas si sentì risucchiato da quello sguardo che univa l’uomo alla belva. Gli pareva d’essere in una immensa foresta, in cui lui era il padrone.

D’improvviso, trasalì. Attraverso la finestra vide emergere da un viottolo due occhi di serpente. L’istinto di sopravvivenza lo fece arretrare. C’era qualcosa di malefico in quella pantera dagli occhi di rettile.

Cephalas sentì mancare il respiro, ansimava come se lo stessero strangolando. Il primo ruggito della pantera lo fece crollare a terra, il secondo lo trasportò in una nuova dimensione.

Ora era sulla strada, spettatore prescelto di un duello delle tenebre.

“Tu cosa centri? Sei solo una sottospecie di micio, una putrida preda destinata a vagare da padrone a padrone. Pensi di poter sconfiggere Duval?”, dai polpastrelli del licantropo spuntarono artigli lunghi quanto coltelli “Io sono il legittimo Arconte della Foresta Sommersa, ricordatelo. Inveirò le tue interiora a Sila per fargli comprendere come lo ridurrò.”

La Forvalaka emise un sibilo prima di leccarsi le labbra “Dovresti saperlo che potere divora potere e oggi la preda sei tu. Tu eri l’Arconte della Foresta Sommersa, ora sarai solo il primo spuntino del mio pasto.”

Fu un attimo, poco più di un guizzo.

La Forvalaka attaccò Duval. Il licantropo si lasciò cadere di schiena e utilizzò le gambe come molla. La Forvalaka fu scagliata in alto, il suo corpo si dimenò nell’aria prima di cadere sul muro di una casa. L’abitazione, una catapecchia di mattoni e fango, crollò su sé stessa seppellendo la pantera.

Duval emise un ringhio, poi si lanciò verso i detriti. I mattoni cominciarono a muoversi prima che la Forvalaka uscisse con un balzo, colpendo in pieno Duval che rotolò a terra. La Forvalaka ora teneva tra le fauci il braccio del licantropo, le sue zanne premevano facendo scricchiolare le ossa.

Cephalas vedeva Duval dimenarsi mentre gli occhi della Forvalaka rilucevano di una gioia sinistra. D’un tratto, qualcosa scattò in lui. Non comprese il perché, si lancio all’attacco. Più s’avvicinava, più l’adrenalina s’impossessava del suo sangue. Era nudo, privo di protezione, eppure si sentiva invincibile. Si lanciò contro la pantera mordendola. La pelle odorava di ferro, dura come un’incudine.

Una forza sovraumana lo scagliò in alto. Si ritrovò in aria, vedeva immagini sfuggenti: un muro, una finestra, il tettoooo.

Merda!. Un altro tetto, un’altra finestra, un altro muro. Sentì un forte nodo allo stomaco, la velocità aumentava.

Che botta!

Sputò sangue, dolori in tutto il corpo. Ululati di lupi rimbombavano nella sua mente, cosa volevano da lui? Si rialzò, gli occhi iniettati di sangue. Doveva salvare Duval, il capo! Ma chi cazzo è questo Duval?

Si lanciò all’attacco. Anche le sue unghie erano diventate lunghe come pugnali.

“Preparati a morire preda!” Cosa sto dicendo?

La Forvalaka aveva staccato il braccio di Duval, il licantropo spruzzava sangue come un otre ricolmo sfasciato da un’ascia. Cephalas si lanciò sulla pantera, le unghie della mano piombarono sull’avversario aprendo una ferita.

Lo odore del sangue lo eccitò. Le sue mascelle si strinsero sulla gola della Forvalaka. La sentiva ansimare mentre si divincolava. Il dolore per le ferite? Bazzecole, un predatore non teme lo scontro!

Soffoca, preda, soffoca e muori!

Non aveva fretta, stupido sentimento umano. Lei doveva morire lentamente, spirando tra le sue fauci. La sentiva spegnersi, perdere forze. Ormai è finita!

Grave errore!

Il dolore alla mascella fu lancinante, la Forvalaka aveva emesso del liquido urticante. Cephalas guaì, facendo un salto indietro.

“Mai sottovalutare le prede! Ora vai dalla tua bella e portala da me, alla Forvalaka ci penso io.” Il braccio di Duval s’era già cicatrizzato. Delle ossa ricoperte di nervi s’allungavano dal moncone. Duval ululò, assordando ogni rumore, prima di gettarsi in un nuovo attacco.

Cephalas ubbidì, non si era mai sentito così leggero. Volò per la strada, sentiva l’odore d’Herena. La ragazza correva completamente nuda, priva di pelo. Doveva salvarla, non poteva lasciarla in quella condizione. Con un balzo le fu addosso, le mascelle ad uno sputo dalla faccia.

Potenze delle Tenebre, Maledizione dei boschi…

In quell’istante la memoria gli ritornò: rivide quella strana donna, Lucilla se ben ricordava, poi una licantropa dal pelo marrone che pronunciava una frase simile alla sua.

Quando si rialzò Herena giaceva a terra percossa da spasimi. Sulla spalla c’era il segno di una gigantesca mandibola.

THE NIGHT OF WEREVOLVES

questa è la notte dei lupi mannari
corri per la tua vita

POWERFOLF

17 risposte a "Potere divora Potere – Parte 3 – The Night of Werevolves"

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