Potere divora Potere – Parte 1 – Farea Historia –

Estratto del Farea Historia

La vita mi stava perseguitando, persino il Mysterium s’era dimenticato di me. Correvo senza sosta, sferzato violentemente dalle raffiche di pioggia che come sassi lapidavano il mio volto. I cieli ululavano rabbia: tuonavano l’ira dell’Insondabile sul mondo da lui creato. Tutto era grigio, sfuocato e privo di senso come la mia vita.

Ad ogni passo, i piedi s’incendiavano di dolore. Ormai erano un ammasso di ferite sanguinanti, degni d’una preda che fugge la morte, il segno vivente della mia umiliazione.

Non ero più l’Arconte della Foresta Sommersa, il grande Duval figlio di Cedras, il predestinato. Da due giorni evitavo di specchiarmi, distoglievo persino lo sguardo dalle acque dei fiumi. Non volevo vedere l’immagine di un fallito, la carcassa del mio volto che un tempo era appartenuta ad un Arconte.  Anche chi leggerà queste righe disperate dovrà eliminare la pietà dal suo cuore: non voglio la vostra compassione, i vostri poverino, le vostre occhiate tristi.

Che vi piaccia o no, Io sono Duval: l’unico e legittimo Arconte della Foresta Sommersa. E un Arconte non ha bisogno di compassione o pietà. Sì, io sono un nobile, almeno lo ero, e come tutti i nobili ho solo un destino: amore o odio, niente vie di mezzo.

Il potere mi aveva mangiato. Ridete pure delle mie affermazioni, voi non sapete che cosa sia.  “Il potere divora potere”, così diceva sempre mio padre e solo in quel momento compresi.

Ma ormai era troppo tardi!  Non potevo nemmeno chiedergli scusa piangendo sulla sua tomba, perché l’unico lusso di un reietto è gemere di fronte al boia. Il Duca di Lemŭropolis aveva creduto a quell’usurpatore di mio cugino Vanidas. Le grida obbligavano tutti gli Arconti a “…preservare la moralità del Ducato catturando vivo o morto il traditore Duval.”

Tutto era ormai perduto!

Avevo solo Lucilla al mio fianco, fedele come sempre. I suoi capelli erano appiccicati sul viso, gli occhi straziati dalla fatica. Eppure era così attraente! Sembrava una belva pronta a colpire: combattiva e coraggiosa, come solo lei sapeva essere.

Se non fosse stato per suo marito, avrei provato a farla a mia. Ma lo stimavo troppo per fargli un torto simile, non potevo tradire il migliore dei miei. Col senno di poi, feci la scelta giusta, anche se fu una delle più grandi rinunce della mia vita.

Mi concentrai sul mio obiettivo per scacciare quei pensieri. Non mancava molto alle Termidi, la nostra ancora di salvezza. Su quelle montagne infestate avremmo fatto perdere le nostre tracce. Gli uomini di Sila non avrebbero mai avuto il coraggio di scalarle.

Sila, l’Arconte di Burcopolis, un uomo putrido come una carcassa infestata da vermi!

Lo avevo sempre detestato, facendo di tutto per ucciderlo. Le mie spie avevano scoperto degli sporchi intrallazzi con alcuni monaci del Sacro Ordine del Mistero della Notte, ottimo materiale per accusarlo presso il Duca, ma giunto ad una zanna dalla vittoria, quello s’era alleato con mio cugino.

Due contro uno: che coraggio!

Potere divora potere, giocare correttamente non serve a nulla. Il giorno dopo aver sfiorato la luna ci si ritrova nella melma!

Fremevo di rabbia, avrei voluto urlare, ma rimanevo lo sconfitto. Tutti i se avessi fatto, se mi fossi accorto, se avessi ascoltato non valevano più nulla. Sila aveva vinto, io avevo perso, punto!

Una cappa cadde sul mio cuore mentre tutto diventava pesante. Rividi in me stesso lo sguardo disperato della preda, i suoi inutili lamenti mentre moriva tra le mascelle del lupo.

Fu lo sguardo di Lucilla a sostenermi, senza di lei mi sarei arreso. Non disprezzava la mia debolezza, mi dava forza con i suoi occhi bruni pieni di coraggio. Suo marito era davvero fortunato a trovarsi una così al suo fianco e, per la prima volta, provai invidia verso di lui.

“Andiamo a nasconderci in quel bosco”, Lucilla sembrava un generale anche quando cercava di consolarti. Selvaggia era nata e selvaggia sarebbe rimasta!

I lampi scuotevano il cielo, il Mysterium era ancora furibondo. Qualcuno doveva aver compiuto un grosso sacrilegio, era da anni che non vedevo una pioggia simile. Che ce l’avesse con me per il rito della Luna?

I monaci avevano detto che non si potevano praticare due religioni contemporaneamente, ma io non avevo mai capito perché. Il Mysterium per il giorno e la Luna per la notte, che male c’era?

Un boato esplose nel cielo, facendo tremare la terra, la pioggia divenne più intensa. Forse la Luna e il Mysterium stavano litigando, per questo pioveva così tanto.

Lucilla mi strattonò con la sua tipica dolcezza selvaggia, trascinandomi nel bosco.

“Speriamo di averli seminati”, dissi mentre esausto mi accasciavo sotto un albero, “Sono stanco di correre, non ce la faccio più.”

Lucilla si chinò verso di me, tendendomi la mano, “Dobbiamo spostarci da qui e addentraci nel bosco per trovare un nascondiglio migliore. Le guardie di Sila non tarderanno ad arrivare.”

“Se siamo circondati, uccidimi. Quel bastardo di Sila non mi avrà mai vivo”, dissi alzandomi, “Tanto non stanno cercando te, ai loro occhi risulterai una povera damigella persa nel bosco. Ricordati, un colpo secco alla gola e poi scappa.”

“Non osare chiedermi ancora una cosa del genere”, un lampo di tristezza attraversò gli occhi di Lucilla, “Tu sei l’Arconte della Foresta Sommersa e un Arconte muore sul suo trono. E poi mio marito ha preparato i rinforzi, ci aspettano stanotte ad Akrafina.”

“Rinforzi?”

“Sì”, Lucilla s’impettì, “Il lupacchiotto ha fatto uno splendido lavoro, io lo ho aiutato. Ha organizzato tutto, anche il nostro viaggio sulle Termidi. Ora è tornato a Tali per corrompere alcune guardie.”

M’alzai di scatto, avrei voluto azzannarla, “Perché non me lo hai detto prima?”, udii Lucilla che latrava qualcosa, “Non ti sarà mica venuto in mente di farmi una delle tue sorprese? Ti rendi conto della situazione? Io…”

Fu tutto inutile. Lucilla sfoderò uno sguardo da cucciolo che azzittì ogni mia protesta. Selvaggia e pure femmina, un’accoppiata letale per un lupo! Riuscii soltanto a scuotere la testa, senza terminare la mia sfuriata. Le donne quando ci si mettono sono fantastiche. Il problema è quando.

Lucilla mi fissò dritto negli occhi, poi si chinò verso di me, passando la lingua sulla mia guancia “Duval, devi ritornare in te. Non possiamo aiutarti se tu non aiuti te stesso.”

Senza aspettare la mia risposta, mi strattonò facendomi alzare. L’espressione dolce era già svanita, nel suo sguardo scintillava l’animo della predatrice.

Non mi opposi, ormai non avevo più forze. In quegli istanti ero morto, mi sentivo solo un reietto dagli abiti zozzi.

Lucilla emise una sorta di ringhio “Duval, tra poco arriverà la notte”.  Senza fare complimenti, mi trascinò in uno spiazzo risparmiato dai rami degli alberi. Le raffiche di pioggia tornarono ad inzupparmi il vestito. Lucilla mi prese per i capelli, obbligandomi a guardare una pozzanghera.

La luna apparve in quel miscuglio di terriccio e acqua. Vidi i miei occhi spenti, il volto piagato dalla stanchezza. Lucilla ringhiò ancora: un lupo dagli occhi fluorescenti apparve in quella pozza. Nel mio cuore senti vibrare la rabbia della natura. Un ghigno si dipinse sul mio viso, i miei occhi si ridestarono: ero Duval, l’Arconte dei Licantropi, non mi potevo arrendere!

EVER CHANGING TIMES

Questi sono in continuo cambiamento

Pieno di ogni segno di pericolo

E l’unica speranza per noi per sopravvivere

Steve Lukather

17 risposte a "Potere divora Potere – Parte 1 – Farea Historia –"

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