Demonìa -Ultima Parte – Una piccola goccia

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Il morale del gruppo era a pezzi. Il Dilaniatore ne aveva uccisi tre, facendoli soffrire come dei cani. Avevano solo un giorno per recuperare la figlia del barone, poi quella stessa sorte sarebbe toccata anche a loro.

Ormai non c’era più bisogno di recitare. Due uomini stavano ancora vomitando, mentre altri tre erano a letto con la febbre alta. Pochi pensavano che sarebbero sopravvissuti all’indomani.

Le conseguenze del terrore superavano il terrore stesso, i rimorsi potevano portare gli uomini al suicidio.

Raoul entrò nella tenda di Roderigo. Una fiaccola illuminava un mucchio di stracci che fungevano da letto, una bottiglia di vino e alcune armi poste alla rinfusa. Il vento sibilava al di fuori della tenda gettando raffiche di gelo all’interno.

“Mi sei piaciuto”, esordì Roderigo, “da oggi sarai il mio vice. Avrai il doppio della paga, anche se non la potrai mai spendere perché domani moriremo tutti”, gli occhi di Roderigo divennero vitrei, “Prendi un po’ di salame, ti tirerà sul il morale e da adesso dammi del tu.”

Raoul taglio con il coltello del pane raffermo, “Ma non possiamo fuggire? Non c’è modo di nascondersi dai Nerium Oleander?”

Roderigo scosse la testa, “Sono troppo potenti. Inoltre il Dilaniatore è il responsabile della sicurezza di Goffredo lo Stupratore, capisci?  Non stiamo parlando di un vampiretto qualsiasi, ma di un pezzo grosso. I Tegalliano non faranno nulla per proteggerci, anche se sono loro il tramite per l’affare. Lo sai benissimo che siamo sacrificabili.”

“Se domani non c’è la nebbia, la luce del sole potrebbe proteggerci da loro: magari abbiamo una possibilità per fuggire.”

Roderigo scoppiò a ridere, “Raoul, tu non sei di Tali, per questo conosci poco i vampiri. Sai chi ha scritto il manuale più letto sulla lotta contro di loro? Un vampiro stesso! E tutti se la sono bevuta, manco fosse il Libro Sacro del Mysterim. Rifletti, perché un essere praticamente immortale, immune al ferro, alle frecce, al fuoco, dovrebbe morire a causa di un paletto di frassino? E poi, secondo te, è più facile procacciarsi del sangue di giorno, quando gli uomini sono tutti in giro, o di notte quando sono tutti chiusi in casa? I vampiri stessi hanno messo in giro queste voci, per starsene tranquilli. Di notte dormono come noi, è di giorno che colpiscono e nessuno se ne accorge. Lo sai anche tu che i principi delle tenebre diffondono falsità come se non ci fosse un domani, non credere alle favole.”

Raoul annuì, “Allora non rimane che ricorrere agli spettri.”

Roderigo sbiancò “Stai scherzando vero? Gli spettri sono inaffidabili e affamati di sangue. Nessuno qui fa affari con loro.”

“Appunto, ma io non sono di Tali, vengo dall’Ile de la Perle e so come comportarmi con gli spettri. Ho bisogno di tre uomini da sacrificare e un cimitero: al resto ci penso io. Sono gli unici che possono portarci la figlia del barone entro domani. Roderigo, ascoltami: gli spettri cercano uomini dall’anima corrotta per poterli possedere, straziarli e portarli al suicidio. E tra i nostri uomini di corrotti ce ne sono parecchi.”

“Quando hai intenzione d’entrare in azione?”

“Dopo la mezzanotte. Se non sbaglio c’è un cimitero a sette stadi da qua. Dammi tre dei peggiori.”

Roderigo sorrise, forse non era finita. Non gli importava nulla dei compagni e delle terribili sofferenze che avrebbero dovuto affrontare. Era un demonìa, quello era il suo lavoro. S’accese un sigarillo, come se nulla fosse. Quell’uomo dagli occhi di ghiaccio aveva carattere, sarebbe stato un ottimo socio, ma prima voleva scoprire come si chiamasse realmente. Era sicuro che il nome Raoul fosse solo una copertura. D’altronde era un demonìa anche lui e sapeva che ognuno di loro aveva grosse cose da nascondere.

All’una e mezza di notte, tre figure sostavano nel cimitero. Raoul aveva acceso delle candele, disponendole a forma di stella, presso una lapide consunta dal tempo. Stava in ginocchio, con un teschio in mano, mentre le sue labbra mormoravano qualcosa d’incomprensibile.

“State lontani”, la sua voce era atona e spettrale, “E ricordatevi cosa vi ho detto: è normale essere posseduti, capito? Nella mia isola ci sono possessioni ogni giorno, quindi seguite i miei consigli e non opponete resistenza. Fidatevi di me.”

Raoul cominciò a carezzare il teschio. Diede un’occhiata ai due. Avevano uno sguardo ebete, il vino doveva aver fatto effetto. “Ora rilassatevi, comincia il rito.”

Le venature del teschio divennero fluorescenti mentre una luce sinistra illuminò gli occhi glaciali di Raoul creando un contrasto infernale. Quel volto pareva posseduto da dieci demoni.

Raoul continuò ad accarezzare il teschio mentre i suoi occhi notarono delle masse grigie che sprigionavano un’aura malefica.

Una di esse prese forma di fronte a lui. Sembrava un uomo fatto di fumi. Gli occhi sprizzavano odio mentre un ghigno arcuato deformava ciò che doveva essere il volto.

I due uomini non vedevano nulla. Sentivano solo delle folate di vento passare tra i capelli.

“Chi sei, uomo dalla pelle nera? La tua anima è putrida, il tuo cuore corrotto. Percorri una strada di morte che pagherai a caro prezzo. Ma la cosa che mi diverte di più è che pur avendoti avvisato, tu non mi ascolterai. Perché voi uomini pretendete di cambiare gli altri, mai voi stessi. Comunque, se ci hai evocato c’è un perché, cosa hai da offrirci?”

“Due anime corrotte che potete portare negli inferi. Amano stuprare le donne, sono violenti e bestemmiatori, agiscono solo per soldi.”

“Solo questo?”, lo spirito sibilò come un serpente, i suoi occhi inglobarono quasi tutto il volto puntandosi in quelli di Raoul, “E perché non dovrei prendere te? Sento l’odore della corruzione, il sangue di un innocente, un cocchiere, che grida vendetta e le grida di un certo Ubaldo che mi domandano giustizia! Vedo bambini che hanno implorato la tua pietà invano, donne rapite, stuprate e torturate, sento la tua schifosa doppiezza.” Ciò che dovevano essere le mani si trasformarono in artigli di fumo, mentre le pupille dilatate s’infiammavano “Non sei diverso da loro, potrei prendervi tutti e tre.”

Raoul sentì il cuore battere come un tamburo, mentre la pelle si raggrinziva. Inspirò profondamente, “Non sono diverso da loro e non sono diverso da te. Quello che ti sto proponendo è un affare. Noi conosciamo dei nobili, gente di potere, che può chiudere un occhio se collabori con noi. Prendi la mia anima e non vedrai mai un villaggio senza esorcisti, dove tu potrai possedere chiunque tu voglia, anche dei poveri bambini. I soldi comandano tutto! Questo è quello che ti posso offrire, a differenza di quei due. Rifletti! Dovrai solo evitare di disturbare i nobili e far finta d’essere sconfitto ogni tanto per placare le proteste del popolo. Poi noi gli diamo quello che serve per dimenticare: vino a volontà, sesso facile e qualche valore a cui pensano di credere, come, che ne so, la giustizia, l’aiuto dei più deboli, il rispetto della natura o qualche altra idiozia simile. Loro giustificano sé stessi, si sentono buoni; il mostro, ovvero tu, è morto; tornano alla loro vecchia vita di prima e tu riprendi a possederli. Semplice e banale, ma per far questo devi lavorare con noi. Ci chiamano demonìa: siamo gli uomini del potere che gestiscono i patti con voi forze oscure. E il potere vuole che dopo ogni cambiamento tutto torni dannatamente uguale a prima. Dovrai curare un solo aspetto: la tua finta morte deve essere artistica. Non so, qualcosa del tipo che esplodi tra le fiamme gridando ritornerò, oppure urla infernali. Alla gente piacciono queste cose, insomma bisogna impressionarli.”

“Ho sempre pensato che l’inferno fosse nell’aldilà. Solo ora comprendo che la parte più brutta dell’inferno è nell’aldiquà. E tu fai parte dell’inferno.”

“Senti ancora le anime che ti chiedono giustizia, spettro? Io sento invece anime di interi villaggi che potrebbero essere tutte tue. Pensa quanti suicidi, quanti madri straziate che non capiscono perché loro figlio è morto. Io è questo che sento.”

“Tu morirai di una morte atroce! Sappilo uomo, pagherai ogni goccia di sangue più gli interessi. Tu non vedi ciò che vedo io. Esiste una giustizia invisibile, che solo pochi notano, che ti sta già corrodendo. Ecco cosa accadrà: la tua vita perderà sempre più gusto, ogni giorno l’insoddisfazione ti divorerà. Avrai tutto il sesso che vuoi, farai pure prestazioni memorabili, ma sentirai sempre marcio come una merda. Non ti mancheranno i soldi, eppure vivrai nella rabbia perché ne vorrai avere di più. Dubiterai delle persone che ti amano e ti fiderai di quelle che ti odiano.  E saranno i tuoi finti amici a regalarti la peggiore delle morti. Questo è il prezzo del nostro patto: nessuno di noi ti possederà, tu sarai la rovina di te stesso. Ed ora vattene. Voglio cibarmi dell’anima putrida dei tuoi compagni.”

Lo spettro esplose in un forte grido. I due uomini sbiancarono prima d’essere avvolti da fumi grigi. I loro corpi rotearono nell’aria mentre gli occhi diventavano rossi come il fuoco. D’un tratto la furia finì, scagliandogli a terra. Quando Raoul s’avvicinò a loro, vide che erano ancora vivi ma con i volti deformati dal tormento. Per un momento ebbe l’impressione d’essere nelle loro menti. Vide anime d’innocenti che domandavano perché. E i due non potevano sfuggire a quelle domande, ormai erano nudi e indifesi di fronte al loro stesso male.

Raoul sputò per terra. Prima o poi quella sorte sarebbe toccata a lui.

Finale

La piccoletta si dimenava ma non riusciva a sfuggire alla presa del Dilaniatore. Doveva avere poco più di dieci anni. Aveva il volto pallido, il viso segnato da graffi. Il barone continuava a singhiozzare, ma presto il suo dolore sarebbe terminato. Ci avrebbe pensato sua figlia una volta divenuta un mostro assetato di sangue.

Nessuno notò la biglia color argento che stava osservando la scena. Troppo piccola per impensierire le trame dei potenti, troppo fragile per gli scettici.  Forse, si trattava solo di una goccia. Ma talvolta le gocce precedono gli uragan.

“Tutto è bene quel che finisce bene”, disse Roderigo fregandosi le mani, “Un sigarillo, Raoul?”

L’uomo dagli occhi di ghiaccio annuì.

“Senti” continuò Roderigo “Ho un altro affare tra le mani, roba grossa stavolta e ottima organizzazione. Che ne dici di lavorare con me come vice?”

“Roderigo, io sono stanco di questa vita. Ho accettato questo lavoro per farmi un buon gruzzolo e cambiare strada.”

Roderigo rise “Sei convincente come un vampiro che dice che odia il sangue. Senti, quest’affare è bello grosso, la paga è una lira d’argento. Ci sono dietro gli uomini più potenti di questo fottuto Vaalàbra.”

Raoul rimase in silenzio.

“Credimi, ci sono dietro tutti, persino loro. Hai mai sentito parlare del Sacro Ordine del Mistero della Notte?”

***

Questo racconto rientra nel Ciclo delle Tenebre, una serie di scritti cupi in cui la speranza è quasi assente.

Il prossimo -Potere divora Potere – appartiene al Ciclo Insania dove elementi positivi e negativi si mischiano tra di loro apparentemente senza una ragione

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