RACCONTO – DEMONIA – PARTE 1 – Sigarillo

Ho deciso di pubblicare alcuni racconti che fanno da prequel de Il Sacro Ordine del Mister della Notte .

Il primo racconto narra un’avventura di Roderigo e Raoul, tra i protagonisti del Sacro Ordine del Mistero della Notte. E’ disponibile anche una versione audio del racconto.

I racconti per linguaggio, tematiche e scene sono rivolti ad un pubblico adulto. La Legge italiana sui contenuti per minori è del 1962, e sulla base di questo mi sono basato per evitare il rischio di incorrere in controversie legali. Tutti i diritti di riproduzione sono riservati.

Ora che sapete a chi si rivolge il racconto, secondo la legge italiana, potete andare avanti.

Demonìa – Parte 1

La nebbia patinava il paesaggio, trasformando gli alberi spogli in scheletri imploranti pietà. Il sole, un puntino affogato nel grigiore, sfuggiva a stento la morsa della foschia.

Un odore di tabacco si sparse su quella carreggiata che conduceva alla dimora del Visconte d’Algerio.

Roderigo, il sigarillo penzolante dalla bocca, si scostò il ciuffo ribelle che cadeva sulla fronte. Aspirò profondamente, poi si volse verso un uomo macilento ricoperto da un corpetto di cuoio, “Quando arrivano quegli idioti?”

Malocchio si strofinò le mani sui bicipiti, del cerume colava dal suo naso, “Tra poco, non dovrebbe mancare molto.”

Roderigo tossì “In che senso dovrebbe? Questa parola non esiste nelle nostre missioni. Vuoi che ti insegni ancora le regole del nostro lavoro?”

Malocchio parve rimpicciolirsi, tremava come un cagnolino, “Si sono messi in viaggio stamattina e a mezzogiorno sono arrivati presso Borgo Gorìa. Saranno qui tra poco, così ha detto il messaggero.”

“Lo spero per te.” Roderigo fece scricchiolare le ossa del collo, facendo ondeggiare i due orecchini di bronzo a forma d’uncino, “Dov’è Raoul?”

“Credo…”

Roderigo s’accigliò “Cosa intendi con la parola credo?”

Malocchio si chiuse il bavero attorno al collo, “E’ andato a pisciare, arriva. Così mi ha detto.”

“Se non fossero stati i Tegalliano a chiedermi d’addestrarti, ti avrei già ammazzato.” Roderigo sputò il sigarillo a terra per poi calpestarlo con lo stivale, “Io l’ho sempre detto che i soldati non sono adatti a fare il nostro lavoro.”

Roderigo scrutò la strada avvolta nelle nebbie; non si udiva il trottare di cavalli. Solo il freddo umido penetrava nelle ossa quasi volesse congelarle. Il lavoro tra poco sarebbe cominciato, con quella strana combriccola che lo doveva coadiuvare nel comando dei venti uomini. Si trattava del Malocchio, il cocco dei Tegalliano, l’idiota di Ubaldo de la Bëttla, e quel Raoul Hilaire che aveva raccattato all’ultimo momento: un tizio dell’Ile de la Perle dagli occhi di ghiaccio che parlava latino imperiale come se fosse sempre vissuto a Tali. In due settimane non era mai riuscito a comprendere un suo pensiero.

Sputò di nuovo per terra, il gelo penetrò nella bocca: soldi bastardi. Cacciarsi in una serie di guai solo per denaro, che vita di merda. Ma d’altronde senza quelli non si poteva vivere.

Presto la carrozza sarebbe arrivata. Gli uomini s’erano già acquatati a terra, pronti ad intervenire. Con quella nebbia la scorta del barone non avrebbe avuto alcuna possibilità d’accorgersi dell’agguato. Temeva solo una cosa: di non trovare chi stesse cercando realmente. Malocchio era stato troppo approssimativo nella gestione delle spie. Ogni volta quei dannati credo, probabilmente, forse. I committenti dell’affare erano molto esigenti, non avrebbero mai accettato un fallimento per un forse. Anzi, in realtà non avrebbero mai accettato il fallimento, anche se la carrozza fosse stata scortata da un esercito intero. Ma non poteva lamentarsi, quello era il suo lavoro.

Sentì un brivido percorrergli la schiena quando percepì qualcuno alle sue spalle. Si voltò nervoso e vide gli occhi di ghiaccio di quell’uomo dalla pelle d’ebano.

“Komandan”, fece Raoul Hilaire, “Ho fatto un’esplorazione nei dintorni e c’è qualcosa che non va. Non ci siamo solo noi qui.”

Roderigo scrutò l’uomo. Era impossibile capire quanto fosse grave la situazione, dalla sua voce non trapelava alcuna emozione, “Ma porca puttana, se mi porti un’informazione devi farmi capire se la cosa è grave o no, capito? Senti Raoul, tra questi stronzi che mi ritrovo tra i piedi tu sei il migliore. Ma devi metterti in testa che devo capire se una cosa è grave oppure no. Non puoi dirmi che ci sono altri attorno a noi con lo stesso tono con cui mi diresti che oggi c’è la nebbia, intesi?”

Non una smorfia apparve sul volto di Raoul. Vi fu solo un flebile luccichio che Roderigo non riuscì a cogliere.

“Nerium Oleander.” Raoul portò la mano sull’elsa del machete.

“Ma porco…” In quel momento Roderigo avrebbe voluto conoscere ogni divinità del mondo, per essere sicuro di bestemmiarle tutte, “Malocchio, scegli due che sanno correre forte e mandali all’incrocio. Dovranno avvisarci dell’arrivo della carrozza. E poi trovami quello stronzo di Ubaldo e mandalo qui, muoviti.”

“Komandan”, un lampo di rabbia balenò negli occhi di Raoul, per la prima volta Roderigo vedeva quell’uomo provare un’emozione, “Gradirei il rispetto per il mio credo nel Mysterium che voi avete appena bestemmiato. Spero che non accada mai più, lo spero per voi.”

Roderigo si trattenne a stento, in quel momento Raoul gli serviva. Le regole del lavoro richiedevano di regolare i conti dopo. “Certamente, mi scuso. Lo sai che ti rispetto, è stato solo uno sfogo. Anche io credo nel Mysterium.”

Roderigo non comprese se Raoul se la fosse bevuta oppure no, il nero era ritornato imperscrutabile. Un cadavere era dieci volte più emotivo di quell’uomo. Tornò a concentrarsi sulla situazione, doveva ideare un piano e aveva poco tempo. I Nerium Oleander non erano certo lì per caso, ma non aveva previsto un loro intervento, almeno così presto. Organizzazione, pianificazione, informazioni: un sacco di belle parole. Necessarie in ogni missione, come necessario era l’uso dell’istinto. Tutto ciò portava ad una sola conclusione.

Raoul si strinse per il freddo “Forse, Komandan, dobbiamo risolvere le cose alla…”

Roderigo s’illuminò “Vecchia maniera!”

I due si guardarono negli occhi: un fulmine d’intesa.

“Raoul, avvisa gli uomini, soprattutto Ubaldo. Prepariamoci al peggio.” Roderigo sospirò appena l’uomo dalla pelle d’ebano se ne fu andato. La situazione era pessima: solo chi conosceva bene il lavoro poteva utilizzare le vecchie maniere. E percepiva che pochi uomini avrebbero avuto il sangue freddo per farlo. Anche perché la vecchia maniera era solo un giro di parole per non dire improvvisazione.

17 risposte a "RACCONTO – DEMONIA – PARTE 1 – Sigarillo"

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  1. Nonna Mery ha fatto scuola, a quanto pare! 😀

    Due appunti:
    1) “I racconti per linguaggio, tematiche e scene sono rivolti ad un pubblico adulto.” Dove? 😛
    2) La versione audio, col sintetizzatore vocale, è straziante. 😥

    Piace a 1 persona

      1. Ok! 🙂
        Nel frattempo leggo: sono arrivato alla sezione II. Questa settimana dovrei riuscire a procedere più speditamente nella lettura. 😉

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        1. Io ho appena cominciato, ho letto il primo capitolo. Per adesso ho notato che è ben scritto, ma devo leggere di più per darti le mie impressioni. P.S. mi sono dimenticato di dirti che ho messo pubblico adulto seguendo la legge italiana: dove ci sono scene di violenza esplicita e/o sesso e/o linguaggio è meglio mettere sempre per adulti. Non si sa mai

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              1. Beh, comunque ho risolto con un widget laterale come avvertenza. Altrimenti mi tocca ricontrollare tutto. Se hai voglia di darci un’occhiata, mi dici se, “normativamente” può essere esauriente.

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                    1. Più che un inferno!!! Il problema è che se sei una multinazionale e produci un serie con scene soft porn come Games of Thrones, nessuno dice niente. Ma se un piccolo autore viene citato è la fine. Putroppo bisogna pararsi le chiappe. Nel 99% serve a poco a nulla, ma l’1% può sempre arrivare. Quando sarò famoso come Martin me ne fregherò di queste cose. Quindi sappi che nel 2220 il mio blog non riporterà più alcun avviso

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