L’inizio del realismo fantasy

Molti di voi si staranno chiedendo cosa leggere prima di tornare alla vita normale (sempre che il governo non faccia scherzetti). Una storia lieto fine? Simpatici maghetti che danno buon umore? Un bel high fantasy dove i puri sconfiggono i cattivi brutti e puzzolenti?

E cosa ne pensate di un bel dark fantasy, dal finale affatto scontato, che ci terrà attaccati al libro dalla prima all’ultima pagina?

Oggi voglio parlarvi del primo volume della serie Black Company, nata da quel genio di Glan Cook. Stiamo parlando di un autore che ha posto le basi per il realismo fantasy (molto prima di Martin, per intenderci). Purtroppo Cook non è stato tradotto in italiano, e leggendolo si capisce come questo abbia provocato un grosso ritardo nella letteratura nostrana. Mentre in algosassolandia già nel 1984 prendeva vita la corrente realistica con Black Company, primo volume dell’omonima serie, l’ondata realistica è arrivata in Italia solo dopo il successo dei lavori di Martin (ovviamente a seguito della serie tv) e Abercombie e si è tradotto nell’ossimoro: realismo=assenza di magia.

Come vedrete, Cook è l’esempio vivente che questa equazione è falsa. So che qualcuno dubita ancora. Ed è per questo che per cominciare ho deciso d’affidarmi ad una fonte decisamente migliore di me.

Conoscete un certo S. Erikson, autore della saga Malazan dei Caduti?

S. Erikson, descrivendo i lavori di Cook, disse

“Cook è riuscito da solo a cambiare il fantasy, rimuovendo gli stereotipi e i cliché che erano precedentemente inerenti al genere, sostituendoli con personaggi reali, umani e con situazioni credibili.”

Brevissima Sinossi

The Black Company è una compagnia di mercenari il cui unico valore è restare fedele ai contratti che stipula. Mentre è al servizio del Sindaco di Beryl entra in contatto con The Soulcatcher, un uomo misterioso a comando di una nave, che riesce a parlare con mille voci differenti. La “misteriosa” morte del Sindaco di Beryl permetterà a The Soulcatcher di comprare i servizi della Black Company. Solo allora i mercenari s’accorgono di essere passati al servizio del Male: dovranno aiutare la Lady, l’Imperatrice, a sedare una rivoluzione nel nord dell’Impero (a qualcuno viene in mente Malazan?)

Commento

Ciò che mi ha colpito di più in questo libro, è il realismo dark di Cook. L’autore riesce a raccontarci una campagna militare piena di colpi di scena che sembra vera. L’utilizzo di magie, la presenza dei Ten who Were Taken, i Nagzull della Lady, non toglie alcun realismo al romanzo, anzi ne aumenta la veridicità. I Ten Who Where Taken non sono tutti uguali, ognuno ha una propria personalità e spesso entrano in conflitto tra loro. Inoltre, a differenza del Signore degli Anelli, sono liberi e possono ribellarsi alla Lady se lo vogliono.

E secondo voi, uno scrittore che ha ispirato Erikson cosa è in grado di regalarci in uno scenario del genere?

Purtroppo non posso anticipare, si rischia di fare spoiler, ma Cook è un genio. La Black Company dovrà combattere tenendo conto della politica dell’impero, del sospetto dei locali, della competizione interna tra generali dell’esercito oscuro.

Bellissima è la descrizione dei ribelli. Nessuno pensi di trovarsi dei santi che combattono con il cuore puro per detronizzare la Lady. Cook, ex militare, descrive una campagna vera, dove sia i ribelli, sia le forze delle Lady non risparmiano colpi bassi.

Cook non elogia ne demonizza la guerra. Semplicemente la descrive con gli occhi di un soldato che combatte, di fatto, per i suoi commilitoni più che per una causa.

Il libro è narrato in prima persona da Croaker, lo storico della Black Company, il quale afferma di non riportare tutte le crudeltà che vede per mantenere il buon nome della Black Company.

Chi ha letto la saga Malazan dei Caduti vedrà quanto è stata influente l’opera di Cook sugli scritti di Erikson. Un libro da scoprire, una delle basi che ogni amante del dark fantasy dovrebbe leggere.

Fantastico è il realismo dei personaggi. Si passa dall’entusiasmo iniziale alla disperazione dei soldati. Le gambe fanno male durante le marce, il morale scende quando le cose si mettono male, a volte regna l’assoluto silenzio.

Non aspettatevi eroi con spade magiche che riescono nell’impossibile, Cook è tremendamente realista. I suoi libri sono di culto tra i membri dell’esercito americano e in guerra nessuno agisce da solo. Se vogliamo trovare una pecca, la scelta di narrare tutto in prima persona diminuisce un po’ l’azione, in quanto le scene sono obbligatoriamente legate alla visione di Croaker, quindi non possiamo goderci l’intero campo di battaglia. Fortunatamente, nel seguito, i libri sono narrati in terza e prima persona.

Sono rimasto piacevolmente impressionato da questo libro, uno dei pochi che ho deciso di leggermi in lingua straniera (anche perché la versione italiana non c’è). Dopo anni di tentennamenti, ho provato questo Cook di cui ho sentito tanto parlare, e non sono rimasto affatto deluso.

L’inizio del libro e un po’ lento, ma piano piano il ritmo aumenta e le missioni della Black Company diventano sempre più pericolose. Bravissimo l’autore a far crescere nel lettore la voglia di vedere la Lady, che compare solo nel finale.

Un libro da leggere, ma, stiamo attenti alla Forvalaka. Non è il tipo di creatura con cui si può prendere un caffè e, soprattutto, è dannatamente dura a morire.

3 risposte a "The Black Company"

Add yours

  1. Ciao Alessandro,
    purtroppo la serie The Black Company non è stata tradotta in Italiano e sono stato obbligato a leggerla in lingua, ma ci ho messo molto tempo a decidermi. Ciò che mi ha spinto a leggerlo è che Cook è uno dei pilastri del dark fantasy. Considerando il nome della tua compagnia “Brigata della Speranza”, mi viene da pensare che forse è meglio che non sia merceneria. (Mercenari che portarono speranza sa di forte contraddizione o uno spiccato umorismo dark) In questi giorni farò un salto sul tuo blog, perchè la Brigata mi ha incusriosito

    Piace a 1 persona

    1. Il 19 dev’essere stato il giorno in cui non arrivavano le notifiche dei messaggi.
      Grazie della visita (in ritardo).
      Ti dico solo che non sono mercenari, ma volontari… Ma salariati 😜

      Piace a 1 persona

  2. In realtà non conosco nessuno dei due: il primo perché mai mi azzarderei a leggere qualcosa in inglese per poi dover passare il tempo con un dizionario (o google translator) a fianco, il che sarebbe stressante e mi farebbe perdere il gusto della lettura; il secondo… boh, forse perché nessuno degli amici me ne ha mai parlato e, si sa, queste sono cose che vengono spacciate con il passaparola…

    … in compenso ho letto tutto Martin (la saga – fin dov’è arrivato – niente spin off) 2 volte. E in effetti il discorso della compagnia mercenaria è ripreso anche lì.
    La mia Brigata della Speranza, invece, non è mercenaria… forse perché non ho avuto le influenze suddette? 😛

    Piace a 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Create a website or blog at WordPress.com

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: