In questo articolo voglio parlarvi di un personaggio che mi sta molto a cuore. Si chiama Daina di Sorondo, proveniente dalla minoranza Fanes della Purissima Repubblica Marittima di Tali.

All’interno della Purissima, i Fanes sono gli unici che hanno una società matriarcale e si trovano spesso in conflitto con le altre etnie. Il Sacro Ordine del Mistero della Notte, amico del popolo Fanes, sceglie Daina per condurre Williamson, Roderigo e Kesner all’incontro con il misterioso monaco Esorcista. Ma la sua natura di donna libera si scontrerà con le forti personalità di Roderigo e Kesner.

Ciò che amo di più di Daina è che non ha nessun super-potere o addestramento speciale. Ha origini umili, non detiene posizioni di comando, non sfrutta la sua bellezza per risolvere i problemi. È una donna normale, che ignora le tenebre e i loro giochi di potere. L’unica arma che possiede e la sua personalità e la sua intelligenza che dovrà utilizzare per affrontare personaggi più potenti di lei, esperti conoscitori delle tenebre e addestrati tramite tecniche speciali.

P.S.

Non illudetevi: il fatto che il Sacro Ordine del Mistero della Notte appoggi una società matriarcale può significare tutto e niente. Forse dietro c’è dell’idealismo o un intricato piano per raggiungere il potere. Chi leggerà, vedrà.

Daina non aveva chiuso occhio. Rimuginava ancora sulle frasi pronunciate da Kesner tra improvvisi boati e il furioso scrosciare della pioggia. Fulminei bagliori, che precedevano il rimbombo dei tuoni, illuminavano il suo volto piagato, torturato dall’insonnia. Quelle scie luminose rischiaravano le sagome dormienti di Kesner e Roderigo, che avvolti da una leggera coperta giacevano sul pavimento legnoso. Si aspettava di vedere le loro sagome correre verso di lei, gli occhi gelidi di Kesner fissarla omicidi nei fugaci bagliori dei lampi, una lama insanguinata, il collo sgozzato.

Alcune gocce arroganti, trapassando il sottile tetto roso dai tarli, cadevano nella stanza sul corpo di Williamson, disteso tra Kesner e Roderigo che come una mummia stendeva il corpo presso l’ingresso. Il giovane si svegliò di colpo a causa d’alcune gocce cadutegli sulla fronte. Barcollando assonnato, decise di cambiare posizione oltrepassando Kesner per frapporsi tra lui e Daina. La Fanes avrebbe voluto sfogarsi, raccontargli il vero volto dei suoi mentori, ma dopo le minacce di Kesner preferiva non correre alcun rischio. Volse le spalle al giovane demonìa, riflettendo sul da farsi. Quando sentì il respiro regolare di Williamson, segno di un sonno ritrovato, decise di rischiare. Scivolò silenziosamente verso il suo zaino per estrarre un piccolo foglio di carta, una piuma di piccione e un vasetto d’inchiostro.

Si concentrò.

Immersa nell’oscurità fenduta dai lampi, cominciò a scrivere un messaggio semplice, sperando che i suoi scarabocchi fossero leggibili agli occhi di Williamson. Con mano ferma compose il suo messaggio in latino imperiale “Kesner minacciato me di morte se ti parlo. Non dire niente a nessuno”.

Dopo aver piegato la lettera, s’alzò silenziosa muovendosi verso l’uscita. Quando fu nei pressi di Williamson aprì la mano facendo cadere lo scritto vicino all’apprendista demonìa, poi continuò verso la porta. Sebbene riluttante, scavalcò Roderigo per uscire dal casolare. Il suo respiro agitato s’univa ai sibili del vento mentre la natura scrosciava la sua ira. Ansiosa, richiuse la porta e aspettò cinque minuti all’esterno, sotto una pensilina che la proteggeva dalle raffiche imbevute d’acqua. Voleva che Kesner e Roderigo pensassero che fosse uscita per fare i suoi bisogni, nel caso avessero notato i suoi movimenti. La natura continuava a ululare la sua rabbia, frustando con raffiche di vento gli inermi rami degli alberi.

Temette.

In quelle ombre potevano muoversi occhi assetati di carne umana; ma sentiva di non avere scelta. Doveva solo sperare che Williamson notasse il suo messaggio. L’ira di un tuono frantumò le sue sicurezze facendo esplodere i dubbi: e se Kesner o Roderigo si fossero svegliati prima di Williamson? E poi perché si fidava così tanto di quel ragazzo che a stento conosceva? Chi l’assicurava che non avrebbe preferito i suoi maestri a lei?  Aveva rischiato troppo, pensava, ormai era finita! Quei due l’avrebbero ammazzata.

La porta cigolò, c’era qualcuno alle sue spalle. Si voltò: due sfere di ghiaccio la squadravano dalla testa ai piedi.

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