Secondo Fantom

Tra i precursori del dark fantasy spesso si citano, a buona ragione, le opere di H. Lovercraft, R. Hedward e M. Moorcock. I primi due sono spessi associati anche alla nascita di altri generi, quali lo sword and sorcery.

Oggi vorrei parlarvi del primo artista che mi ha introdotto al dark fantasy. Sebbene vi siano autori più titolati come ispiratori del genere, lui mi ha colpito più di molti. E non sto parlando di E. A. Poe (fantastico autore).

Si tratta di quel genio folle di Oscar Wilde con il suo Ritratto di Dorian Gray.

Mi ricordo ancora quando lo lessi la prima volta. Era al liceo dove le mie principali attività erano: leggere, suonare la batteria e non studiare un beneamato cazzo (il resto sono le cose normali da adolescenti. Al liceo pensavo di fare chissà che cosa, oggi mi rendo conto che mi comportavo solo come gli altri).

Quando la nostra prof. d’inglese ci fece leggere il Ritratto di Dorian Gray, mi prese a tal punto da farmi diventare dipendente. Non riuscivo a staccarmi dal libro, la notte rimanevo in piedi per leggerlo.

Come mai mi ha colpito così tanto?

Prima riassumiamo la trama.

Il ritratto di Dorian Gray racconta d’un uomo schiavo della sua bellezza. Dopo essere stato dipinto in quadro da un suo amico, Dorian Gray s’accorge che il tempo rovinerà il suo fascino e fa una specie di patto con il demonio: lui rimarrà per sempre bello, mentre il quadro invecchierà al posto suo. Ciò che Dorian non sa che è che il quadro non invecchia soltanto, ma rispecchia anche la sua anima.

Oscar Wilde era sicuramente un ribelle, non di quelli che ci sono adesso che mi paiono più un grande prodotto del marketing. E’ stato puntio per le sue idee ed i suoi comportamenti, mentre oggi i ribelli sono nei salotti tv con suntuosi contratti.

Forse per questo il suo romanzo s’avvolge in una spirale negativa che porta il protagonista Dorian Gray, sotto l’influsso di Lord Wotton, a diventare una persona spietata e sempre più desiderosa di nuovi piaceri. Sarà la visione di sé stesso che Dorian vede nel quadro a rompere tragicamente questa sfilza d’eventi.

Il romanzo ha un’ambientazione vittoriana. Non troveremo vampiri, licantropi o altre creature terribili. L’unico elemento del fantastico è appunto il quadro.

Ma il lento scivolare di Dorian nelle oscurità ha qualcosa di familiarmente dark, o horror, che dir si voglia, sebbene il fine del romanzo sia celebrare la bellezza e condannare la società moralista vittoriana. Una cosa che particolarmente ho apprezzato è l’analisi spietata della società dei tempi, da un lato, ma anche della perversione crescente di Dorian dall’altro. Il libro sembra non lasciare vie d’uscita né a chi si dice giusto (la buona società) ma neppure a chi vi si ribella (Dorian).

Il romanzo è un crescendo che porta sempre più profondo e sullo sfondo della trama si staglia questo ritratto, che segretamente Dorian Gray va a visitare, in una spirale crescente d’angoscia degna d’un film horror.

A mio avviso O. Wilde rimarrà sempre un maestro. La sua prosa è fantastica, gli aforismi di Lord Wotton memorabili.

Il Ritratto di Dorian Gray purtroppo non è considerato nelle pietre miliari del dark fantasy, ma, a mio avviso, possiede tutte le caratteristiche del fantastico che tanto piacciono a chi ama questo genere e, perché no, agli amanti dell’horror. Ovviamente stiamo parlando di lavori primordiali. Nessuno si aspetti atmosfere alla Sapkowski, per intenderci.

Nonostante ciò debbo dire che questo romanzo mi ha influenzato parecchio. Il Ritratto di Dorian Gray è un romanzo che tutti gli amanti del fantastico dovrebbero mettere nella loro biblioteca.

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