Spy Story

Nel Sacro Ordine del Mistero della Notte non poteva mancare una guerra tra spie

Theo portò la mano alle tasche, estraendo un piccolo sacchetto tintinnante “Questo è per aver fornito delle ottime notizie all’Impero, messer Rodolfo. Vi ho messo più del pattuito, in modo che sia ben chiaro a chi bisogna vendere le notizie. Tenetemi informato su ogni cosa, in particolare sulle iniziative dell’Empireo Ignazio degli Olmi. Mi raccomando, fate molta attenzione nel viaggio di ritorno. I nostri incontri devono rimanere nella totale segretezza” terminò lanciando il sacchetto nelle mani del suo interlocutore dai capelli castani.

L’uomo contò soddisfatto il denaro, poi i due si lasciarono scambiandosi un caloroso abbraccio. Appena messer Rodolfo fu uscito, Theo fermò la porta con un chiavistello e corse alla finestra più vicina. Scostò lievemente la tenda, osservando con l’occhio sinistro la strada sottostante avendo cura di non esser visto. Un formicaio di tegole annerite si contorceva di fronte ai suoi occhi in un disegno tridimensionale senza senso, in cui le case si abbracciavano come uomini infreddoliti, confondendosi le une con le altre per affacciarsi sulla via Placido Gargo, l’arteria che collegava quel quartiere a Piazzale del Grano. Erano circa le dieci di sera e ancora molti pellegrini circolavano nella penombra, intenti a fare gli ultimi acquisti prima di scivolare nel tepore del sonno. Theo attese finché non vide la sagoma di Rodolfo perdersi per gli stretti vicoli che come torrenti affluivano sulla via principale. Appena l’uomo fu sparito, il Videx vide un gruppetto di quattro uomini infilarsi nello stesso viottolo imboccato da Rodolfo. Sospettoso, il suo sguardo tagliente come un bisturi vivisezionò ogni espressione dei passanti, con la pupilla dilatata dalla giusta dose di tensione che come cherosene alimentava la sua concentrazione. Due giovani dall’aria sbarazzina attirarono la sua attenzione. Studiò i movimenti delle loro labbra. Stavano parlando di donne. Sospirò, poi riprese a scrutare l’ambiente. Tre divise Gargonesi lo insospettirono. Strisciavano radenti ai muri dirigendosi verso la porta della sua bottega. Trattenne il respiro, come se quel gesto servisse ad allontanare il possibile pericolo. Le tre guardie oltrepassarono la porta, concentrando la loro attenzione verso un punto alla sua sinistra, che non riusciva a vedere. Sgusciò silenzioso alla seconda finestra. Un invisibile pupilla apparve dietro la tenda che allo sguardo d’un ignaro passante pareva essere stata scossa da una leggera folata di vento. Le guardie s’allontanarono, perdendosi tra la folla, ma la loro partenza permise al Videx di notare una grassa comare intenta a parlare con un cordaio. Teneva le mani conserte dietro la veste, con le dita che si muovevano in segnali misteriosi. Il cuore di Theo sobbalzò. Nervoso perlustrò la via con lo sguardo. D’improvviso si ritirò dalla tenda. Aveva incrociato due occhi azzurri come il cielo, ma odiosi come la morte. Inspirò profondamente per calmarsi e riflettere. Possibile che ci fosse anche lui? Forse s’era sbagliato. Decise di ricontrollare. Seguì ancora i segni della comare e rivide quello sguardo freddo e assassino.

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