Un personaggio chiave

Un altro personaggio del Sacro Ordine del Mistero della Notte si cela dietro questa chiacchierata. Che sappia qualcosa che nessuno deve sapere?

I due mercanti non si erano accorti del ragazzo che origliava i loro discorsi. Aspettavano impazienti la partenza della carovana, tra la penombra delle tende carezzate dai primi raggi del sole. La vita rifluiva lenta sui volti estenuati dall’ansiosa notte, mentre spettri di carne dalle occhiaie marcate vagavano esausti in cerca di cibo, ondeggiando tra gli armenti pronti ad affrontare la lunga marcia per la Contea di Dogana. Avrebbero assaporato le dure pietre della Via Alvea ancora per due giorni, due giorni di rimpianto ricordando le sicura mura della città di Tali che li aveva accolti al momento del loro sbarco.  Si trovavano a circa mezzora di cammino dai Colli Corona, non molto lontani dalla Commenda di Tali.

“Dovevamo essere già in viaggio da almeno un’ora, siamo in ritardo” brontolò Umar Talib nel suo latino imperiale che pareva una cantilena. Aveva un volto appassito, provato dall’insonnia che esaltava il viso scarno dalla fronte cosparsa di rughe “Se andiamo avanti così, passeremo un’altra notte nella campagna, e non ne ho alcuna intenzione dopo quello che è successo stanotte” scosse il capo facendo ondeggiare il kefiah rosso, decorato da una serie di piccoli rombi bianchi disposti su linee ondulate.

“Tra poco partiremo, stanno ultimando le ultime ricerche” Roboamo stiracchiò le braccia rattrappite dal sonno. S’era addormentato poco prima dell’alba riuscendo a dormire solo mezz’ora. “Ma con tutto quello che paghiamo, certe cose non dovrebbero succedere. Ci vorrebbe più sicurezza” sputò a terra con il volto corrucciato, lasciando intravvedere tre denti placcati in oro.

“Sayidi” Umar reclinò il capo, annebbiato dalle preoccupazioni “Sai benissimo che le cose non cambieranno mai. I califfi “si riferiva ai nobili di Tali” vivono tranquilli, quindi a loro cosa interessa? Non sanno neppure quanto costa un sacco di riso! Dobbiamo rassegnarci”

All’udire quelle parole, Roboamo divenne rosso in volto. Strinse la mano sinistra in un pugno, come se volesse stritolare un guscio di noce “Messer Umar, voi ancora non volete capire. Questo inferno è colpa loro! È colpa dei Faier, dei Galbajo, dei Gargonesi, dei Tegalliano! Sono loro che corrompono doganieri, gendarmi, e Soliditas Oceanum per alleggerire i controlli e far passare più velocemente le merci. Sono loro che creano insicurezza” brandì in aria il pugno “E poi il Savio Camerlengo cosa va a dire alla gente? Che i prezzi alti sono colpa nostra, che lui ha fatto di tutto per abbassare i dazi, e che siamo noi ad alzare i prezzi!”

“Sayidi Roboamo è così dappertutto ormai. Da quando ci sono le caracche, i califfi pensano solo ai commerci navali e non fanno più controlli “Umar aveva un’espressione malinconica “Sapete che cosa è successo da noi nella Kenorlandia? I Voro hanno costruito dei porti abusivi. Dicono che abbiano sfruttato le rotte navali per arrivare da noi, ma nessuno sa come siano sfuggiti ai controlli. E voi vi lamentate per quattro manananggal! Io mi sono rassegnato” terminò scuotendo la testa. I suoi occhi erano vitrei.

“Dobbiamo ribellarci, dobbiamo fare qualcosa se no faremo tutti la fine del nostro compagno di viaggio…” Roboamo cercò di ricordare il nome “…di quel Raoul Hilaire che è sparito nel nulla!”

Gli occhi celesti del ragazzo fiammeggiarono, risplendendo sulla pelle che tutti ritenevano mulatta. Quelle perle azzurre parevano esche per donne in attesa di focose notti romantiche.

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