Il Demonio

Dragon from Hell

Le papille di Williamson si dilatarono mentre cominciava ad ansimare. Il suo cuore esplose in una raffica di battiti.

 Era ricoperto d’irte scaglie, nere come la pece, che rilucevano sinistre dalla testa alla coda, sorrette in volo da grandi ali di pipistrello. Due tizzoni ardenti, le Porte dell’Inferno, brillavano sul funereo volto sviscerando l’ambiente circostante. Le pupille di serpe si dilatavano e stringevano per focalizzare ogni dettaglio. Il capo terminava in una criniera d’ossa carbonizzata, che s’estendeva dietro d’esso seguendo la stessa inclinazione del muso. Due corna di capra, le cui punti s’incurvavano verso il basso sfiorando il collo, completavano quell’angosciante spettacolo. Era agghiacciante nel suo lento volo superbo. Ogni colpo d’ala, ogni sbuffo, trasudavano d’una forza violenta. Cinquanta metri sorvolarono le loro teste: cinquanta metri d’angoscia, cinquanta metri d’arroganza, cinquanta metri di Gothar, il Demonio, diffusero il terrore nell’intera valle.

I tre si trasformarono in statue assieme ai loro cavalli, come paralizzati da un veleno isterico. Kesner tremava, Roderigo un bianco cadavere, Williamson in crisi asmatica. Erano come lattanti senza mamma, completamente imponenti di fronte alla superbia del Demonio.

Le Porte dell’Inferno videro in una distesa acida tre sagome nere, putridi sfinteri della catena alimentare, e per un istante furono tentate d’estinguerle; ma qualcosa le fece rialzare, rivolgendole iniettate di sangue verso Incastrato.

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